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AllAvana non si commenta |
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Comanda il partito. Raul non conta niente dice Paco, uno che suona con me nellEsperanza. Lui ha una voce che quando canta leva di sentimento, ma oggi non ha tanta voglia di cantare. Non so cosa è meglio sussurra Pablo che ha messo da parte la chitarra. Pure lui non prova. Non ne ha voglia. Manuel se ne sta fermo da una parte a guardare la sua tromba e la rigira tra le mani come in attesa di qualcosa che non viene. Armando ha posato maracas e timbales su un tavolo e sorseggia un caffé. La batteria serve a poco se voi non collaborate dico. Più mercato e meno Rivoluzione, scrivono i giornali che vengono da fuori, quelli proibiti che raccontano le cose come stanno o almeno ci provano. La Rivoluzione è sempre più forte, recita il Granma, ma su quello cera da stare più che sicuri, per il Granma la Rivoluzione è sempre mas solida y fuerte, la musica non cambia mai. Paco, cazzo, adesso leggi pure il Granma? dico. Che cosa devo fare? Dovrò informarmi in qualche modo Se tinformi con il Granma sei a posto No, le palle del Granma proprio no, quelle me le risparmio e se oggi non è giornata e non si prova finisce che me ne torno a casa e mi metto a studiare che cho un esame di letteratura cubana tra poco e mica sono preparato. Un amico mio che viene dalla Spagna mha portato lopera completa di Cabrera Infante e io me la sono letta quasi tutta, pure se lo so che nellesame di letteratura mica ce la trovo, non serve a niente. Magari dovrei studiare Abel Prieto e la narrativa contemporanea, quella che piace tanto al partito perché sta dentro alla Rivoluzione, come ha detto Fidel. Dentro la Rivoluzione tutto, fuori dalla Rivoluzione niente. Preferisco fuori, comunque, anche perché non riesco mica più tanto a capire che cosa sarebbe questa Rivoluzione, vorrei essere così sicuro di difenderla come chi non la deve subire, ché loro ci riescono bene, non hanno la tessera, non devono fare i conti con il riso che manca dopo sette giorni e con i fagioli da risparmiare. Sarei rivoluzionario pure io se mangiassi bistecche ogni giorno, guarda, sarei un compagno perfetto, crederei a tutto quello che dicono, al pericolo che viene dagli Stati Uniti, alla prossima invasione, alla minaccia americana, allembargo che è la sola causa dei nostri problemi. Credo a tutto, Raul. Te lo giuro. Però dammi da mangiare un po di carne, magari già che ci sei trovami pure un vestito nuovo, ché questa camicia bianca e i pantaloni sono consumati, più li lavo più si strappano, magari dammi anche un paio di scarpe nuove che queste sono tutte rattoppate, magari vedi se minsegni come fare per arrivare alla fine del mese con cinque dollari in tasca. Magari è meglio se me ne sto zitto. Magari. E insomma, gira picchia e mena, me ne torno a casa che le prove non le ho fatte, il concerto chissà se lo faremo, forse i turisti che channo chiamato si faranno vivi e noi improvviseremo Hasta siempre comandante, tanto si sa che vogliono quella, specie se sono italiani, e a me viene sempre la voglia di fare il rap di Rey el vikingo, quello che dice Hasta cuando comandante, sarebbe più in tema, ma tanto per cambiare è proibito, mica si può. Torno a casa e penso ancora alla notizia del giorno, quella che tutti si sussurra e nessuno cha il coraggio di affrontare. Mica sarà morto davvero, penso. Mica ci lascerà nelle mani del partito comunista? Mica ci farà governare dal fratello che pare un cartone animato e quando ride sembra Speedy Gonzales? Non lo so cosa succederà ancora. Non lo so proprio. Forse niente come al solito e lui ritornerà come prima, magari malato, stanco, lo sentiremo dire le solite cazzate di sempre, la minaccia americana, lembargo, la Rivoluzione mas solida y fuerte, il coraggio di Cuba. Sì, lo so che sono tutte balle, ma dette da lui hanno un altro sapore e magari si sopportano meglio. Fidel, fallo per noi. Non ci lasciare.
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