|
Lliberata Marta Beatriz Roque Cabello, |
|
La Roque era stata arrestata nel novembre del 2003, insieme ad altri
74 intellettuali che avevano espresso il proprio dissenso nei confronti
del regime castrista. Il «Gruppo dei 75», così era
stata ribattezzata la schiera di studiosi (giornalisti, scrittori, economisti)
che erano stati oggetto di una Marta Beatriz Roque è la quinta esponente del Gruppo dei 75 a tornare in libertà. Lhanno preceduta, in ordine di tempo, Carlos Alberto Dominguéz, giornalista indipendente, Emilio Leiva Pérez e Lazaro Rodríguez Capote, del Partito cubano dei diritti umani e infine Roberto de Miranda, fondatore della Scuola indipendente di pedagogia. La donna, che è apparsa dopo la scarcerazione in buone condizioni di salute, si è dichiarata stupita dal suo rilascio, ma ha voluto aggiungere che «fino a quando non saremo tutti liberi non potremo dire che si tratta di un gesto di clemenza». Le stesse parole pronunciate da Roberto de Miranda al momento della sua uscita dal carcere. La condanna di Marta Beatriz Roque Cabello era avvenuta sulla base della testimonianza fornita in tribunale da Aleida Godinez, una sua assistente rivelatasi in seguito un'agente infiltrata dei servizi segreti cubani. Leconomista era stata incriminata a venti anni di reclusione per aver cospirato contro la rivoluzione cubana, in collaborazione con gli Stati Uniti. Unaccusa che ha un po laria dei processi in classico stile da regime autoritario, senza prove e senza garanzie per gli imputati, già decisi in partenza. Di grane con il regime Marta Beatriz Roque Cabello ne aveva già avute in passato. Nel 1997 era stata condannata per reati dopinione. Insieme a Felix Antonio Bonne Carcasses, René Gomez Manzano e Vladimiro Roca Antunez, aveva redatto un manifesto politico inviato al Comitato centrale del Partito comunista cubano. Il manifesto, chiamato «La Patria es de todos» (la Patria appartiene a tutti), era di fatto una critica nemmeno tanto velata allautorità di Fidel Castro. Secondo alcuni osservatori europei all'Avana, le scarcerazioni di alcuni
dissidenti sarebbero un tentativo di Fidel Castro di decongelare i rapporti
con l'Unione europea, che fino alle sanzioni dello scorso anno era il
principale donatore di aiuti umanitari all'isola. Cuba infatti sta vivendo
una profonda crisi economica.
|