Lliberata Marta Beatriz Roque Cabello,
simbolo della dissidenza cubana


La scarcerazione della dissidente cubana Marta Beatriz Roque Cabello era tutt’altro che annunciata. Le autorità cubane le hanno restituito la libertà per motivi di salute dopo sedici mesi di reclusione, dodici dei quali trascorsi in un ospedale giudiziario per una grave forma di diabete, ipertensione e disturbi cardiaci. Marta Beatriz Roque, economista, fondatrice dell’Istituto cubano di economisti indipendenti e iscritta al Partito radicale internazione, era diventata il simbolo dell’opposizione al regime guidato da Fidel Castro.

La Roque era stata arrestata nel novembre del 2003, insieme ad altri 74 intellettuali che avevano espresso il proprio dissenso nei confronti del regime castrista. Il «Gruppo dei 75», così era stata ribattezzata la schiera di studiosi (giornalisti, scrittori, economisti) che erano stati oggetto di una
operazione repressiva condotta dal regime che aveva suscitato lo sdegno e la riprovazione della comunità internazionale. Un’operazione che oltre all’arresto dei 75 intellettuali aveva condotto alla fucilazione di tre cubani, che avevano tentato di lasciare Cuba. L’Unione Europea aveva applicato sanzioni all’isola caraibica, per rimarcare la sua contrarietà alla politica di Castro nei confronti dell’opposizione interna.

Marta Beatriz Roque è la quinta esponente del Gruppo dei 75 a tornare in libertà. L’hanno preceduta, in ordine di tempo, Carlos Alberto Dominguéz, giornalista indipendente, Emilio Leiva Pérez e Lazaro Rodríguez Capote, del Partito cubano dei diritti umani e infine Roberto de Miranda, fondatore della Scuola indipendente di pedagogia.

La donna, che è apparsa dopo la scarcerazione in buone condizioni di salute, si è dichiarata stupita dal suo rilascio, ma ha voluto aggiungere che «fino a quando non saremo tutti liberi non potremo dire che si tratta di un gesto di clemenza». Le stesse parole pronunciate da Roberto de Miranda al momento della sua uscita dal carcere.

La condanna di Marta Beatriz Roque Cabello era avvenuta sulla base della testimonianza fornita in tribunale da Aleida Godinez, una sua assistente rivelatasi in seguito un'agente infiltrata dei servizi segreti cubani. L’economista era stata incriminata a venti anni di reclusione per aver cospirato contro la rivoluzione cubana, in collaborazione con gli Stati Uniti. Un’accusa che ha un po’ l’aria dei processi in classico stile da regime autoritario, senza prove e senza garanzie per gli imputati, già decisi in partenza.

Di grane con il regime Marta Beatriz Roque Cabello ne aveva già avute in passato. Nel 1997 era stata condannata per reati d’opinione. Insieme a Felix Antonio Bonne Carcasses, René Gomez Manzano e Vladimiro Roca Antunez, aveva redatto un manifesto politico inviato al Comitato centrale del Partito comunista cubano. Il manifesto, chiamato «La Patria es de todos» (la Patria appartiene a tutti), era di fatto una critica nemmeno tanto velata all’autorità di Fidel Castro.

Secondo alcuni osservatori europei all'Avana, le scarcerazioni di alcuni dissidenti sarebbero un tentativo di Fidel Castro di decongelare i rapporti con l'Unione europea, che fino alle sanzioni dello scorso anno era il principale donatore di aiuti umanitari all'isola. Cuba infatti sta vivendo una profonda crisi economica.