Cuba, "direzione collegiale"
il partito succede a Castro
OMERO CIAI
gionale La Repubblica


MIAMI - Passata l'euforia delle prime notti, tra un piatto di mariquitas (le banane fritte) e una porzione di mais bollito con il maiale, anche gli irriducibili che si riuniscono al Versailles, il ristorante tempio dell'esilio cubano negli Usa (tanto che lo chiamano il "Pentagonito", piccolo Pentagono), sono costretti ad ammettere che chiunque governi a Cuba ha il potere saldamente in mano. I nuovi dirigenti hanno iniziato a mandare segnali da questa parte dello Stretto della Florida. E lo fanno sostanzialmente in tre modi: con criptiche dichiarazioni sulla prima pagina del Granma, l'organo del regime; attraverso i corrispondenti accreditati e in qualche modo "affidabili" (gli altri giornalisti non possono entrare); e, infine, attraverso "ex rivoluzionari" che vivono a Miami ma hanno ancora buone fonti off the records dentro il Partito comunista. Le cose che la nuova dirigenza cubana sta dicendo sono: che c'è una direzione collegiale perché la leadership storica di Castro "non si eredita" e soltanto il partito comunista "può succedere" al capo supremo; che il trasferimento dei poteri dal lider maximo alla direzione collegiale non è "transitoria" ma è "definitiva", una successione in vita preparata da molto tempo; e, infine, che nei prossimi mesi "il cammino della rivoluzione" subirà un nuovo orientamento con importanti novità soprattutto di carattere economico.

Tutto ciò spiegherebbe sia perché Raul non è ancora apparso in pubblico - non ce n'è bisogno visto che la nuova guida è il partito comunista e non un singolo leader -, e sia perché non vengono forniti maggiori chiarimenti sulle condizioni di salute di Castro. Anche se, come è molto probabile, e come dicono dall'Avana, "si sta riprendendo dall'operazione", ormai il suo ruolo sarà molto più simile a quello della regina Elisabetta piuttosto che a quello di un anziano Stalin. In questo modo l'ex lider maximo - che, filtra sempre dall'Avana, lunedì sarebbe stato operato d'urgenza nel piccolo ospedale privato che esiste nel palazzo della Rivoluzione - avrebbe ottenuto numerosi vantaggi su tutti gli avversari (esuli e Casa Bianca). In primo luogo ha evitato i pericoli di una ribellione interna e i rischi di una pressione interventista americana non improbabili nel caso di una successione dovuta alla sua morte; e, in secondo luogo, ha creato una situazione d'incertezza, un limbo nel quale nulla e nessuno si può muovere: né dentro, né fuori dall'isola. Questo limbo è ciò che dovrebbe permettere alla direzione collegiale di consolidarsi senza dover affrontare sussulti o prove di fuoco.

Ma la parte più interessante di ciò che vogliono dire dall'Avana è quello che riguarda il prossimo futuro. Il messaggio in sostanza riguarda il fatto che Raul è certamente molto meno carismatico di Fidel ma allo stesso tempo è anche molto meno ortodosso, molto più pragmatico. Dunque le aperture. La più importante riguarderebbe l'economia, il mercato. Al contrario del fratello, ma in linea con la cupola delle Forze armate, Raul pensa che il futuro "socialista" di Cuba debba essere ricalcato sulla via cinese: il libero mercato all'interno di un regime politico a partito unico.

Da tempo, come scriveva ieri il New York Times, l'economia dell'isola grazie agli alti costi delle materie prime - il nichel su tutte - cresce a ritmi sostenuti (+8%) ma questo non si traduce in alcun benessere per la popolazione perché il sistema è troppo centralizzato e chiuso. E quindi via al mercato, all'iniziativa privata, agli investimenti stranieri, se questo non comporterà nessuna cessione di potere reale, civile e politico, del Partito comunista.

È una strada che il vertice del potere cubano avrebbe voluto prendere da tempo se non fosse stato per l'opposizione di Fidel secondo cui comunque accettare l'iniziativa privata avrebbe generato una nuova classe borghese nemica della rivoluzione.

Quest'ultima circostanza riapre i dubbi sul modo in cui è maturata la successione, rafforzando l'idea che l'anziano leader abbia ricevuto una "spintarella" per autorizzare la pubblicazione della lettera con la quale ha ceduto i suoi incarichi. Ma siamo nel campo dell'ipotesi, dove chi la spara più grossa vince. Dopo la deprimente ammissione di incapacità da parte del Dipartimento di Stato Usa, "pochissime persone sanno cosa sta succedendo davvero a Cuba e le nostre informazioni sono scarsissime", ha detto ieri un portavoce, soltanto il passare dei giorni potrà chiarire i dubbi. Anche la Chiesa cubana è molto cauta. Ieri un comunicato della Conferenza episcopale ha invitato la popolazione a pregare per la salute di Fidel Castro e "affinché Dio illumini il governo provvisorio". Intanto, nella guerra dell'opinion leader da mettere sotto contratto per spiegare agli americani cosa sta succedendo nell'isola, il colpo grosso lo ha fatto la Cnn ottenendo l'esclusiva dei commenti di Alina Fernandez, l'unica figlia ma illegittima di Castro, nata nel 1956 e in esilio dal 1994.

(5 agosto 2006)